Lu TaorminaDal foglio di calcolo al programma
§ 01La domanda

Quel lavoro che avete appena consegnato: ci avete guadagnato?

La domanda a cui quasi nessuno sa rispondere

Non il fatturato del mese. Quel lavoro lì. Il preventivo diceva una cifra: alla fine, fra materiale, ore, riprese e quel pomeriggio che nessuno ha segnato, quanto è costato davvero?

Se la risposta è «più o meno ci siamo», siete in ottima compagnia. Ed è il motivo per cui il preventivo successivo sarà la stessa ipotesi, fatta con più sicurezza.

§ 02Perché

Non è pigrizia: i due numeri stanno in due posti diversi.

Il preventivo vive in un file, fatto da chi sa fare i preventivi. I costi veri vivono in contabilità, divisi per fornitore e per mese, mescolati a quelli di tutti gli altri lavori.

Nessuno dei due è sbagliato. Semplicemente nessuno li mette mai uno accanto all’altro, perché per farlo bisognerebbe ricostruire a mano quali fatture appartengono a quale commessa — e quel lavoro non lo fa nessuno il venerdì pomeriggio con altri sei preventivi in coda.

Il risultato è uno solo, e costa caro: l’unica informazione che renderebbe migliore il preventivo successivo — di quanto ho sbagliato l’ultimo? — non viene mai scritta da nessuna parte.

Il problema di un’azienda che lavora così non è l’ordine: è il ritorno. Continua a fare la stessa cosa e non ha modo di sapere se sta migliorando o peggiorando.

§ 03Cosa si scopre

Chi il conto lo rifà trova quasi sempre le stesse tre cose.

La differenza fra un lavoro e l’altro è molto più larga di quanto chiunque si aspetti. Non «qualche punto in più o in meno»: lavori che rendono il doppio del previsto accanto a lavori che perdono, con lo stesso cliente e lo stesso tipo di pezzo.

I lavori in perdita non sono quelli che immaginavate. Quasi mai sono le commesse difficili: su quelle si sta attenti proprio perché fanno paura. Sono le ripetizioni facili, quelle prezzate a memoria perché «le facciamo da anni», mentre nel frattempo il materiale è aumentato tre volte.

E il cliente più grosso è spesso il peggiore. È quello che ha trattato di più, che chiede più modifiche in corsa, e sul quale nessuno osa rifare i conti proprio perché è il più grosso.

Se il vostro caso non somiglia a nessuno di questi, scrivetemi tre righe e vi dico cosa ne penso.

§ 04Questa settimana

Tre lavori. Non tutti: tre.

Il motivo per cui questo controllo non si fa mai è che sembra un progetto. Non lo è, se vi fermate a tre.

Prendete tre lavori chiusi negli ultimi sei mesi: uno che vi è sembrato andato bene, uno andato male, e uno qualsiasi. Il terzo è il più importante, perché è l’unico non scelto da un’impressione — e le impressioni sono esattamente la cosa che state cercando di verificare.

Per ognuno mettete in fila quattro numeri: quanto avevate preventivato, quanto avete fatturato, quanto è costato il materiale davvero, quante ore ci sono andate davvero. Le ore sono la parte difficile, e non serve la precisione al minuto: serve sapere se erano dodici o venti.

La cosa che conta non è il numero: è la direzione. Se tutti e tre hanno sbagliato dalla stessa parte, non avete tre errori — avete un difetto nel modo in cui preventivate. E quello vale molto di più da sapere, perché si corregge una volta sola.

Ci vuole un pomeriggio. Nella maggior parte delle aziende quel pomeriggio si ripaga col primo prezzo corretto.

§ 05E poi

Il motivo per cui poi smetterete di farlo.

Lo farete una volta, vi sarà utilissimo, e non lo farete più. Succede quasi sempre, e non è una questione di volontà: è che ogni volta il lavoro ricomincia da capo. Un controllo che costa un pomeriggio si fa quando le cose vanno male — cioè quando è tardi.

Su questo punto la differenza fra un foglio di calcolo e un programma non è la comodità: è che il programma il confronto lo fa da solo, ogni volta, senza che nessuno decida di farlo. E il valore non sta nella singola volta — sta nell’averlo su tutti i lavori, così che dopo un anno sapete di quanto e da che parte sbagliate di solito.

Per chi tornisce o fresa su commessa, quel programma l’ho già fatto: il Costificatore tiene il preventivo e il consuntivo sulla stessa riga, e dopo qualche lavoro vi dice di quanto sbagliate a stimare i tempi. Se il vostro mestiere è un altro il discorso di questa pagina vale uguale, ma il programma che lo fa dovete cercarlo — o farlo fare, e allora costa quanto c’è scritto qui.

C’è anche una ragione per cui un foglio di calcolo non può arrivarci nemmeno volendo, ed è strutturale: non conserva la storia. Il preventivo di marzo è stato sovrascritto, e a novembre non esiste più da nessuna parte con cui confrontarlo. Ne parlo in quando Excel non basta più.

Il check-up non vi dice se un lavoro ha guadagnato: per quello servono i vostri numeri, non il vostro file. Vi dice se il file da cui passano quei numeri è in condizione di reggere il confronto — quante formule sono illeggibili, quanti valori sono scritti a mano dentro i calcoli, e se c’è una sola persona che lo sa usare. Gira nel vostro browser e il file non viene caricato da nessuna parte.