Cinque domande che si fa chiunque abbia in azienda un file da cui passano i soldi. Le risposte hanno dei numeri dentro, e dicono anche quando la risposta è di non fare niente — che è il caso più frequente e quello di cui non parla nessuno.
Le cinque strade con i prezzi reali — compresa quella che costa un cinquantesimo e che quasi nessuno vi nomina. Le tre variabili che decidono il conto, perché due preventivi per lo stesso file differiscono di dieci volte, e i tre casi in cui conviene tenersi il foglio di calcolo.
Sette segnali in due elenchi separati: quattro che sistemate da soli in una mattinata, e tre che non si sistemano affatto perché sono Excel, non il vostro file. Confonderli è il modo più comune di spendere male dei soldi, in tutte e due le direzioni.
Cosa si rompe per primo, che non è il file. L’ordine reale dei danni nelle prime dodici settimane, e tre cose da fare questa settimana che non costano niente — da fare comunque, anche se non rifarete mai nulla.
Quasi tutti calcolano il costo orario dividendo i costi fissi per le ore vendute. È il conto che, se lavorate meno, vi dice di far pagare di più — e ha un nome dal 1988. Con un esempio numerico e le tre cose da controllare stasera, gratis.
Il preventivo sta in un file, i costi veri in contabilità, e nessuno li mette mai uno accanto all’altro. Così l’unica cosa che renderebbe migliore il preventivo dopo — di quanto ho sbagliato l’ultimo? — non viene scritta da nessuna parte. Con le tre cose che si scoprono sempre, e un controllo che si fa in un pomeriggio.
Quasi tutto quello che c’è scritto in queste pagine si legge dentro il file stesso: quanti processi contiene, quante celle sono in errore, quante formule sono illeggibili, e chi è l’ultima persona che lo ha toccato. Il check-up li conta in dieci secondi, e il file non viene caricato da nessuna parte — l’analisi gira nel vostro browser, sul vostro computer.